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Fausto Carpani
Al rà dla filuzzi

Il 16 dicembre 1992 alla Sala  Europa del Palazzo dei Congressi si tenne un concerto di musica leggera intitolato Notte d’amore: era la festa per gli 80 anni di Leonildo Marcheselli. Fu l’amico Romano Danielli, conduttore della serata, ad invitarci e suggerire l’idea di scrivere una canzone per il “Papà della Filuzzi”: in breve la canzone fu pronta. Io non sono mai stato un ballerino e per scriverla ho dovuto chiedere un po’ in giro e soprattutto andare a riaprire il baule dei ricordi infantili dal quale puntualmente sono emersi suoni, immagini e sensazioni. Mi sono così ricordato dei pomeriggi danzanti alla vecchia Bocciofila Centrale, quella che era ai Prati di Caprara.  Lì, nelle calde domeniche estive, si ballava sotto l’ombra dei pioppi, mentre nei 16 campi da bocce frotte di giocatori si contendevano selve di bottiglie di vino e nel vicino campo di gara gli ultimi appassionati di tamburello, eredi naturali del glorioso gioco del pallone che si praticava allo Sferisterio, disputavano i loro incontri.
Di quei lontani pomeriggi domenicali alla Bocciofila o al vicino Pino solitario (la villa ora proprietà dell’Opera don Orione, in fondo a via Bainsizza), ricordo le biciclette appoggiate dappertutto; le ballerine che, arrivate in bici o in tram, prima di accedere alla pista, sostituivano, con mossa quasi furtiva, le scarpe da passeggio con quelle più eleganti da ballo. Ma ricordo soprattutto lui, al Masster Marcsèl e la  sua concertina, sulla quale le dita parevano volare.

Con affetto a Nildo, al rà dla filuzzi

Al rà dla filuzzi

Chi dåppmezdé såtta i âlber d estèd
a guardèr tótt chi brèv balarén,
con cäl spuslòti ch’i vgnèven in bîci
col scarpénni infilè in un sactén.
Ai é la fèsta dal Cral di Tranvîr
int al dancing ed stra San Vidèl,
tótt i han vójja ed balèr par dscurdèr i pensîr,
parché ai sånna Leonildo Marcsèl ...
Al pèder dla filuzzi,
al rà di baladûr,,
trî gât ch’i fan n’urchèstra
ed tränta sunadûr.
L ha fât balèr Bulaggna
sänza tanti parôl in inglais,
sunànd cunpâgna s mâgna
quand la zänt la balèva in bulgnais!
Tótt chi zuvnût coi ciapétt int äl brèg
e i cavî inpatachè col Brillcream,
bérra e gazåusa, un panén col parsótt,
i balèven tótt quant, anc i brótt.
Ai é una gâra ed filuzzi al Pradèl
par chi vénz ai é in prèmi un ninén,
a sunèr ai é al nòster Leonildo Marcsèl
ch’métt ägli èli int i pî ai balarèn ...
Al pèder dla filuzzi,
al rà di baladûr,
tri gât ch’i fan n’urchèstra
ed tränta sunadûr.
L ha fât balèr Bulaggna
sänza tanti parôl in inglais,
sunànd cunpâgna s mâgna
quand la zänt la balèva in bulgnais!

Il re della filuzzi

Quei pomeriggi sotto gli alberi, in estate,
a guardare quei bravi ballerini,
con quelle “spose” che arrivavano in bici
con le scarpine infilate in un sacchetto.
C’è la festa del Cral dei tranvieri
nel “dancing” in via San Vitale,
tutti hanno voglia di ballare, per scordare i pensieri
perchè suona Leonildo Marcheselli.
Il padre della filuzzi,
il re delle balere,
tre gatti che fanno un’orchestra
di trenta suonatori.
Ha fatto ballare Bologna
senza tante parole in inglese,
suonando come si mangia,
quando la gente ballava in bolognese !
Quei giovanotti con le mollette nei pantaloni
e i capelli impomatati col “Brillcream”,
birra e gassosa, un panino al prosciutto,
ballavano tutti, anche i brutti.
C’è una gara di filuzzi al Pratello,
per chi vince c’è in premio un maiale,
a suonare c’è il nostro Leonildo Marcheselli
che mette le ali ai piedi dei ballerini ...
Il padre della filuzzi,
il re delle balere,
tre gatti che fanno un’orchestra
di trenta suonatori.
Ha fatto ballare Bologna
senza tante parole in inglese,
suonando come si mangia,
quando la gente ballava in bolognese !

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